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Nicola Parrinello

Dottore Commercialista Revisore Legale Consulente strategico

Lavori svolti

Comune di Catania — Piano di fattibilità tecnico-economica e commerciale

Come si legge la rete commerciale di una città, quando i dati esistono ma non parlano fra loro.

Il problema

Una città conosce il proprio commercio attraverso archivi nati per scopi diversi: autorizzazioni, tributi, anagrafiche, rilevazioni occasionali. Ogni fonte risponde a una domanda che non è quella che serve a chi deve decidere.

L’informazione c’è. Quello che manca è la possibilità di leggerla come un insieme. E così le scelte sulla rete commerciale di una città finiscono per basarsi su impressioni, proprio mentre a un imprenditore si chiede di fondare le proprie su numeri.

Che cosa è stato costruito

Un piano di fattibilità tecnico-economica e commerciale che tiene insieme quelle fonti e le rende leggibili come un sistema unico: una struttura di lettura della rete commerciale cittadina e degli scenari praticabili per il suo sviluppo.

Come abbiamo lavorato

Il punto di partenza era più incerto di quanto l’incarico lasciasse immaginare. Non si sapeva quali dati esistessero davvero, dove fossero, in che forma, né se fossero confrontabili fra loro. Anche la direzione da dare al documento era sfumata. In casi così la tentazione è cominciare lo stesso, e dare indirizzi su numeri che non reggono.

Abbiamo scelto il contrario. Tutta la prima parte del lavoro è andata nel recupero dei documenti: dallo Sportello Unico per le Attività Produttive all’urbanistica, ufficio per ufficio. Poi nel leggerli uno a uno e rimetterli in ordine. Abbiamo costruito un alfabeto comune, perché numeri nati in uffici diversi e per scopi diversi non parlano la stessa lingua finché qualcuno non gliela insegna. Solo quando la nebbia si è diradata, e la fotografia del commercio cittadino è diventata nitida, abbiamo cominciato a ragionare sugli indirizzi.

A quel punto la domanda è cambiata: non più che cosa dire oggi, ma che cosa lasciare al Comune che continui a funzionare domani. Abbiamo guardato come si sono mosse le principali città italiane, e abbiamo trovato due famiglie. Alcune hanno un buon sistema di archiviazione dei dati e nessuna regolamentazione: sanno dove sono, ma non dicono dove vogliono andare. Altre danno indirizzi più precisi ma non possiedono la banca dati per verificare se quegli indirizzi vengano rispettati: dicono dove vogliono andare, ma non sanno dove sono.

Nessuna delle due governa entrambe le cose. Catania poteva essere fra le prime a farlo, perché i dati li avevamo ricostruiti e resi confrontabili. Così il lavoro si è chiuso con un metodo che permette di tenere traccia di ogni variazione del settore e di avere in ogni momento una mappa aggiornata: non la fotografia di un anno, ma la possibilità di sapere sempre dove si sta andando e a che punto del percorso si è.

Che cosa resta al Comune

Una base conoscitiva propria e aggiornabile, che permette di valutare le scelte sul commercio con lo stesso rigore con cui un’impresa valuta le proprie. Non una fotografia da archiviare: uno strumento che serve la prossima decisione, e quella dopo.

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Raccontami la tua situazione: troveremo insieme il punto da cui cominciare.

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