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Nicola Parrinello

Dottore Commercialista Revisore Legale Consulente strategico

Strategia

La lezione del tramonto

Si vede da un punto solo: il futuro. Una sera d’estate, un bambino di undici anni e la domanda che gli adulti smettono di farsi.

Un orologio da tasca semisepolto nella sabbia del bagnasciuga, con le parole «sì» e «no» sul quadrante e scie di luce che salgono verso un cielo di tramonto e di tempesta

L’estate in corso mi ha portato in dono un amico nuovo. Si chiama Lorenzo, ha undici anni e ci siamo scelti senza tante spiegazioni, com’è giusto che accada quando nasce un feeling vero. Tante serate accaldate le trascorriamo insieme, in veranda o camminando verso il mare, e parliamo: di scuola, di paure, di progetti. Lorenzo fa le domande che gli adulti smettono di farsi, e io provo a non sprecarle.

Una di quelle sere stavamo aspettando il tramonto davanti all’acqua, e io ero distratto. Se ne è accorto - i bambini si accorgono di tutto - e mi ha chiesto a cosa stessi pensando.

Ho detto la verità. Pensavo a un numero: trecentomila. Col segno meno davanti.

«Sono tanti?» ha chiesto.

«Sono tanti. Ma per fartelo capire devo raccontarti una storia. Questo è solo il numero che si vede.»

E siccome ha fatto la faccia di chi non molla finché non capisce, gliel’ho raccontata.

C’è un imprenditore che seguo da anni. Vende articoli da regalo e stagionali in un locale di grandi dimensioni. Un lavoro costruito con costanza, anni di fatica e di soddisfazioni, diverse famiglie che vivono grazie a quell’attività, impegni sempre onorati. Ma il suo mercato, da tempo, si sta ritirando - piano, come un fiume che scende così lentamente che nessuno se ne accorge, finché le barche non toccano il fondo. Poi, subito dopo gli anni difficili che ricordiamo tutti, un’ondata inattesa: aiuti, incentivi, denaro pubblico che ha rimesso acqua nel fiume. Le vendite sono risalite per un paio d’anni, e in azienda era tornato il sorriso.

«Quindi è finita bene» ha detto Lorenzo.

Sembrava. Ma quella non era acqua di sorgente: era una piena artificiale, e le piene artificiali hanno una data di scadenza. Io lo vedevo dai numeri - i numeri, se hai pazienza, raccontano sempre storie. E i suoi dicevano una cosa curiosa: in quel grande negozio, tra mille articoli e tanti reparti, una categoria di prodotti sola cresceva prima della tempesta, durante, dopo. Il mercato stava indicando una strada.

Il momento per cambiare era quello: usare l’ossigeno della piena per attraversare il guado. Imparare un mestiere quasi nuovo, investire, ricominciare in parte da capo. Lasciare, a malincuore, un trono in un regno che si stava svuotando.

«E l’ha fatto?»

No. E qui viene la parte che volevo raccontargli davvero.

Non l’ha fatto perché cambiare aveva un prezzo che si vedeva tutto: i soldi, altra fatica, la paura di sbagliare. Restare, invece, sembrava gratis. Bastava continuare a fare quello che aveva sempre fatto. E lui ha continuato, lavorando tanto, ogni giorno, facendo mille cose buone. Solo che erano le cose buone a occupare il posto della cosa migliore.

Tre anni dopo, il fiume si è ritirato di colpo. E il conto è arrivato tutto insieme: trecentomila euro di perdite. Con una beffa dentro: adesso deve comunque cambiare, fare esattamente i passi che poteva fare tre anni fa. Ma senza più l’ossigeno, senza il vantaggio di chi parte prima e senza sapere mai dove sarebbe arrivato scegliendo per visione invece che per obbligo.

Lorenzo è stato zitto un po’. Poi ha detto una cosa da bambino intelligente: «Quindi ha perso trecentomila euro».

No, gli ho detto. Ha perso molto di più. I trecentomila sono scritti nel bilancio, e quello che è scritto, in fondo, si può guardare in faccia. Il resto - l’azienda che sarebbe potuta diventare, gli anni di vantaggio, le possibilità - non è scritto da nessuna parte. Gli economisti lo chiamano costo opportunità: il valore della strada che non prendi ogni volta che ne scegli un’altra. O che non scegli affatto.

Ha aggrottato la fronte. Le parole degli economisti fanno questo effetto anche ai grandi.

Allora gliel’ho mostrato. «Guarda che ce l’hai davanti, il costo opportunità. Stasera sei qui con me ad aspettare il tramonto. Per esserci, hai detto no a tutto il resto: ai videogiochi, agli amici in piazza, alla televisione. Tutti quei no sono il prezzo vero di questa sera - non lo vedi scritto da nessuna parte, ma lo stai pagando adesso. Se questa sera vale più di ciò a cui hai rinunciato, hai scelto bene. La domanda che cambia la vita è tutta qui: sapere, ogni volta, a cosa stai dicendo di no.»

«E lui non lo sapeva» ha detto, tornando all’imprenditore.

Ecco. Ogni sì contiene un no. Solo che il sì lo firmi alla luce del giorno, mentre il no scivola via al buio, senza ricevuta. E si accumula in silenzio, per anni, finché un giorno presenta il conto - quando puoi soltanto pagarlo.

Il sole intanto scendeva. Lorenzo guardava l’acqua.

«Ma succede solo con i soldi?»

No. Anzi, con i soldi è la versione meno dolorosa. E gli ho raccontato la seconda storia.

Un uomo che ho conosciuto aveva un sogno con le misure precise: mille metri quadri. Un locale enorme, da riempire di giochi - la più grande area per bambini e famiglie della sua zona. Ci camminava dentro con l’immaginazione: sapeva già dove mettere ogni cosa.

Poi la vita gli ha offerto un bivio: un posto fisso. Sicuro, tranquillo. Ha accettato. E per un po’ quella tranquillità gli è sembrata la felicità.

Finché qualcun altro ha affittato quei metri quadri. E ha costruito, pezzo per pezzo, esattamente il sogno che lui aveva soltanto immaginato.

«E lui come sta?» ha chiesto Lorenzo. I bambini fanno sempre la domanda giusta.

Sta bene, credo. Ma la sua tranquillità ha cambiato sapore. Perché il costo opportunità, per anni, è muto, poi un giorno incontra la vita che avresti potuto vivere, indossata da qualcun altro, e impara a parlare. Noi grandi lo chiamiamo rimpianto.

Attento, però, gli ho detto: la storia non insegna che il posto fisso è sbagliato. A volte è la scelta più giusta e più coraggiosa che esista. La storia insegna un’altra cosa: quell’uomo non ha mai scelto davvero. Ha lasciato firmare la paura, e poi ha chiamato saggezza quella firma. Scegliere si può - rischiare, restare, partire, custodire. Ma sapendo a cosa stai dicendo di no, e potendolo guardare negli occhi.

Il sole ormai toccava l’acqua. E Lorenzo ha fatto l’ultima domanda, quella per cui forse era cominciato tutto: «E io come faccio a non sbagliare?»

«Non si può» ho detto, però gli ho regalato il trucco che ripeto alla mia SuperFiglia Aurora da quando era piccola, gliel’avrò detto mille volte, e mille volte me lo sarò ripetuto da solo. Quando stai per mollare un libro a metà, o rinunci a un’avventura perché hai paura di non esserne capace, oppure ti stiracchi nella tua comfort zone, fermati un attimo. E pensa al te del futuro. Pensa al Lorenzo che sarà. Un ragazzo che oggi non esiste ancora, che non può protestare e che pagherà lui ogni piccolo debito che firmi adesso. Poi immagina il contrario: che ti stia guardando, in questo momento. Se l’impegno di oggi gli regala possibilità che altrimenti non avrebbe mai - quel ragazzo, da qualche parte più avanti nel tempo, ti sta già abbracciando per ringraziarti.

È un gioco da bambini. Eppure, dopo vent’anni passati a valutare investimenti, resta lo strumento più sofisticato che io conosca. Perché il costo opportunità ha un difetto di fabbrica: è invisibile nel presente. Si vede da un punto solo: il futuro. E l’unico modo per vederlo in tempo è andarci, con l’immaginazione e con l’onestà di una domanda: la persona che sarò tra dieci anni, questa scelta, come la giudicherà?

L’imprenditore del fiume non se l’è fatta in tempo. L’uomo dei mille metri quadri nemmeno. Lorenzo, ci scommetto, se la farà.

Il sole ha lasciato il posto a una luna meravigliosa, e siamo tornati indietro parlando d’altro. Ma la domanda me la sono portata a casa, e adesso la porto a te.

Pensa alla scelta che stai rinviando - c’è, ce n’è sempre una. Non chiederti quanto ti costerebbe farla: quel numero lo conosci a memoria, è quello che ti ripeti per giustificare l’attesa. Chiediti quanto ti sta già costando non farla. Che cifra si sta accumulando, giorno dopo giorno, in un bilancio che nessuno ti presenterà mai alla voce che porta il tuo nome.

Scrivimi: qual è il costo opportunità che hai visto troppo tardi? O quello che stai guardando adesso, ancora in tempo per scegliere?

Nicola Parrinello